Archivio mensile:ottobre 2011

Castelletto

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Una volta costruito, ebbe più importanza come minaccia nei confronti della città che come difesa verso l’esterno. Era lo strumento della dominazione straniera, di Milano, della Francia, del Monferrato; il famoso governatore francese Boucicault gli diede, agli inzi del 1400 vera e propria forma di castello turrito. In seguito non si fece che costruire, ampliare nuove torri, erigere mura sempre più grosse. Esistevano cave sotterranee congiungenti San Siro e il palazzo dei Dogi.
L’odio della popolazione, spesso cannoneggiata da lassù, era ben giustificato: quattro volte fu demolito il Castelletto e altrettante volte riedificato.
La costruzione dei forti sulle alture poco distanti gli tolse importanza, ma si trovò modo nel 1800 di edificarvi ancora una volta una fortezza, diventata subito incubo dei genovesi e nominata “castigamatti”. La sua demolizione è del 13 agosto  1848.

Ora dal Castelletto si gode soltanto il panorama.

 D’obbligo citare Caproni, riprendendo a  caso, ma non troppo, da “Litanìa”:

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

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Sestieri

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Genova è (era) divisa in “sestieri”, assolutamente non in “quartieri”.

Portoria: deriva forse il suo nome dalla Porta Aurea o dall’antichissimo piccolo porto.

Molo: sorse dopo quello di Portoria, intorno al molo d’epoca romana.

Maddalena: possiede una più gloriosa antichità, comprendendo i magnifici palazzi di Strada Nuova (poi Via Garibaldi).

Prè: è il più piccolo, incluso entro le mura cittadine con l’ampliamento della cinta nel 1346.

San Vincenzo e San Teodoro: sono i più estesi e vennero incorporati nella cerchia cittadina con la nuova cinta del 1633.

Signor Sindaco, o chi può: è possibile ridare maggiore dignità e pulizia a questi pezzi di storia giunti fino a noi?

Perchè questi titoli

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Tutto ha inizio da una rotonda, in quel di Cuneo,  una di quelle in cui si immette con attenzione, si dà sempre la precedenza a chi proviene da sinistra, ecc. Appunto, girando in una rotonda, noto un cartello, un po’ sbilenco, corroso dalla ruggine: Via Tetto Perduto. Poco dopo, un altro, meno malridotto, ma sempre evocativo: Via Tetto Dolce.

Li ho trovati bellissimi. Capaci di catturare per un attimo l’attenzione di chi è invece impegnato ad uscire senza danni dalla rotonda e capaci anche di suscitare delle immagini mentali.  Non è che tutti i cartelli stradali  abbiano simili prerogative, diciamocelo.

Immediatamente, in testa mi si sono presentati argomenti  che per un motivo o per l’altro potevano rientrare in due cartelle (un pensiero a Steve Jobs, mancato proprio oggi)  dai titoli di cui sopra.

 Poi, molto banalmente, ho deciso per la cara, vecchia Genova e per le ricette di casa mia.

Cannoni

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Le fontane pubbliche ricevevano acqua per mezzo di tubi che il popolo chiamava “cannoni”, denominazione attribuita poi alle fontane stesse. A causa delle poche sorgenti, non è mai stato possibile dotare Genova di fontane monumentali.

La prima di cui si ha notizia è “La Fontanella”, nella zona del Molo. Famosa quella detta “Marosa” (o “Morosa” o “Amorosa”) oggi scomparsa che ha dato il nome alla piazza da cui inizia Via Garibaldi.

Artisticamente, il livello è quasi sempre modesto; forse più interessante il gruppo di marmo raffigurante Enea e il padre  che sormonta la fontana di Fossatello, oggi in  Piazza Bandiera. E dietro c’è tutta una storia…