Archivio mensile:marzo 2012

A ovest del diamante – la tanzanite

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Una pietra con tanto di papà, mamma e data di nascita. Il primo si chiama Ndugu Jumanne Ngoma, la seconda una particolare zona di origine vulcanica nelle vicinanze del Kilimangiaro e il terzo dato corrisponde a primi giorni di gennaio del 1967. Quindi una pietra relativamente nuova  e con un unico posto al mondo come luogo di estrazione, il nord della Tanzania.

Tutti gli articoli che ho letto riportano delle difficoltà che il suo primo scopritore ha dovuto affrontare prima che gli venisse riconosciuto il diritto di chiamarsi “padre” della tanzanite e del suo battesimo ufficiale con questo nome da parte di Louis Comfort  Tiffany, il famoso gioielliere americano, visto che l’esatta dicitura, “zoisite”  blu, ricordava troppo la pronuncia di “suicide”.

La pietra, ora di gran moda, ha un colore che varia dal blu al violetto ed è tipica la presenza di più colori in un singolo esemplare. Qui ci addentriamo in un campo delicato, perchè possono entrare in gioco gli interventi dell’uomo: infatti  a livello internazionale è accettato il trattamento termico che potenzia il colore blu, operazione comunque non facile perchè può provocare la rottura definitiva.

I gioielli in tanzanite vanno trattati con cura ( a parità di bellezza e colore rispetto ad uno zaffiro sono molto meno resistenti)  e non devono mai venire in contatto con acidi.

Prima incastonatura

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Quante prime volte.
Per la serie “non mi riesce niente al primo colpo” ci sono voluti tre giorni ( per fortuna non di impegno costante, ma almeno un due orette in totale;  considerando che si tratta di un lavoro velocissimo non so se mi spiego…) e adesso voglio riassumere le difficoltà e come ne sono uscita se qualcuno fosse interessato.

Sono perfino emozionata perchè finalmente posso usare questi termini (rivoli, delica, rocailles) che tutti usano con disinvoltura e che per me erano solo miraggi, essendo vissuta fino a questo momento di acquisti molto meno nobili.

Innanzi tutto ho usato un Rivoli da 14 mm, poi delica 11/0 e rocailles 15/0 e siamo nella norma. La prima difficoltà l’ho avuta con il numero di perline da inserire come base: chi diceva 34 chi 36.  Per me il numero giusto è  stato 36. Non mi dilungo con le spiegazioni perchè sono riportate su moltissimi tutorial: comunque, si rientra in tutte e 36, si fa un giro di peyote circolare con le delica (18) e due con le  rocailles (18+18: non è difficile riconoscere il fine giro, ma contare aiuta) e la prima parte sarebbe finita. Qui è venuto il busillis: provando a inserire solo come prova il mio rivoli, questo sgusciava da tutte le parti e non prometteva niente di buono per le mosse successive.   Con il senno di poi posso dire che non bisogna scoraggiarsi, ma passare con coraggio sul lato opposto e rifare un altro giro di rocailles, infilare il rivoli, tenerlo fermo con le dita, tirare bene il filo ad ogni passaggio, fare un secondo giro e voilà, tutto fatto.

Il prossimo problema sarà fare una fascetta per appenderlo ad una collana. Ma domani è un altro giorno.

A ovest del diamante – il diamante grezzo

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Oggi apro una nuova sezione: le pietre, non necessariamente quelle preziose, anche se si parte da una che  solo in un secondo tempo diverrà una vera e propria gemma, anzi la gemma per eccellenza:  il diamante .
E’ un po’ la storia del bruco e della farfalla trasportati nel regno minerale. In natura si trova e si estrae  il diamante grezzo, un sassolino dall ‘apparenza  insignificante (tralascio il fatto che per decine di anni queste pietruzze siano state macchiate di sangue, fino a una recente normativa) che l’esperto tagliatore saprà far sbocciare in tutta la sua bellezza.

Ho fatto delle ricerche sul web e ho preso qualche appunto; poche righe perchè preferisco che l’eventuale interessato si rechi sul sito “giusto” * .  Ad esempio le forme di diamante grezzo più ricercate sono quelle cosiddette”sawable”:  di forma ottaedrica , come due piramidi sovrapposte una all’altra. Un diamante grezzo di questa forma verrà diviso in due parti per creare due diamanti di taglio brillante.

Siccome sono donna e quindi curiosa, non ho saputo resistere alla pagina correlata all’astrologia: ho trovato una corrispondenza perfetta, anche troppo!  Sono del  segno della Vergine e riporto quindi alcune caratteristiche per chi eventualmente capitato su questo blog appartenesse al medesimo segno, mentre invito tutti gli altri a fare un giretto.

Dunque noi della Vergine siamo tradizionalisti e conservatori sia nel pensiero sia nella quotidianità (verissimo). Non buttiamo mai via niente (anzi io raccolgo da terra quanto buttato da altri: scritto così suona malissimo, ma chi ama il recupero spero capisca cosa voglio dire). Siamo  precisi, pignoli, attenti ai dettagli, ai particolari al punto da perdere la visione di insieme delle cose per fissarci ostinatamente su un dettaglio trascurabile , ma non per noi (per me questa è la vera attenzione, ma non lo capisce mai nessuno) …….. Siamo puntualissimi (io spacco il minuto e qualche volta è perfino imbarazzante, ma non sono cosa farci), tendiamo a sottovalutarci (mi rifarò nella prossima vita), ma siamo ottimi amministratori  e dotati di manualità (vedi le altri sezioni del blog).

Eccetera, eccetera

Alla prossima. T

*Riferimenti:
diamant-gems.com
gemmyx.com

Omnibus

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Raffaele Rubattino (l’armatore-patriota che fornì le navi a Pisacane e poi a Garibaldi per la spedizione dei Mille e di cui consiglio vivamente di leggere la biografia scoprendo che…. ) costruì in collaborazione con Ignazio Venturini la prima linea genovese di omnibus con trazione a cavalli,  sul percorso Sampierdarena-Ponte Pila.

Rubattino possedeva già alcuni piroscafi che operavano  nel Mediterraneo e una linea di diligenze: il servizio del tram a cavalli gli serviva appunto come coincidenza per favorire l’ingresso in città.

L’inaugurazione avvenne il 4 luglio 1841, tariffa unica 25 centesimi (i bambini con meno di 5 anni  potevano viaggiare gratis se tenuti in grembo): esclusione per “ubriachi, pazzi, sporchi, puzzolenti, visibilmente ammalati e lattanti “(!)

Parade

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Premessa doverosa: mi piace tanto creare queste cosette, sto imparando, credo che non smetterò mai di imparare; devo tutto alle persone sparse nel mondo del web che dedicano parecchio del loro tempo ad insegnare a chi (magari in un altro continente)  si mette davanti allo schermo e segue le loro lezioni.  La vita e l’esperienza mi hanno anche insegnato che è bellissimo occuparsi di ciò che  dà soddisfazione: quindi nessuna pretesa di fare oggetti eccezionali, ma al mio meglio, quello sì.

perle in pasta sintetica e argentoni

perle in pasta sintetica e argentoni

spirale

spirale rope

spirale con perline incorporate

capricho

miscellanea di stili

spirale "cellini"

margheritine

soutache

bracciali con swarovski

bracciali "chicas"

spirale rope

spirale con bugle e perline

catene e sferette

ventagli

bracciali ad intreccio

mini parure

spirale elastica

parure con chips

bracciale kelly

        

Dimenticavo la babele di lingue in cui si ha a che fare nella ricerca di suggerimenti e spiegazioni: dal coreano all’inglese, dal francese allo   spagnolo, al portoghese…. eppure il linguaggio delle mani è universale.

Il concerto

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Quello che è ultimamente successo mi spinge a  scrivere qualcosa che non c’entra niente con i temi usuali del blog che questa volta userò come se fosse la pagina di un diario personale.

Mi ha molto colpita la scomparsa di Lucio Dalla anche perchè era uno dei pochi cantanti di cui sono andata al concerto. E’ stato qualche anno fa, a Bergamo, e il concerto si teneva al chiuso, nel teatro Donizetti. Quindi c’era sì tanto pubblico, ma tutto sommato disciplinato. La serata era stata profondamente coinvolgente; doveva essere più meno di questi tempi perchè ricordo che dopo che ha cantato “4 marzo…” la gente in sala (quella così disciplinata) ha intonato Happy Birthday in suo onore e pretendeva rumorosamente il bis, cosa che lui non ha concesso. Il suo è stato un rifiuto da timido: l’ho pensato allora, mettendomi nei suoi panni e ancora oggi ne sono convinta.

Essendo uno dei pochi concerti a cui ho assistito, mi aveva davvero impressionato la perfezione su  cui si basava tutto lo spettacolo: luci, suoni, tutto senza una sbavatura, un ritardo, un intervento fuori posto: una costruzione davvero calcolata al millimetro. Mi piace prestare attenzione ai particolari e ho l’occhio allenato: quello (e di sicuro moltissimi altri) era uno spettacolo con alle spalle una macchina organizzatrice più che perfetta. E allora mi confonde le idee quello che è invece accaduto di recente ad altri concerti : impalcature, strutture che cedono e provocano disastri. Non voglio cadere nella retorica della ricerca delle cause. Mi auguro solo che l’attenzione e la cura in ciò che si fa prevalga su tutti gli altri fattori ; la  perfezione va bene, ma vorrei  tanto che il lavoro che sta alla base di tutto questo fosse basato sulla garanzia della sicurezza.

Buon viaggio Lucio.

Torta di mele

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Collaudatissima. Consigliatissima.

Occorrono 1 chilo di mele, 150 gr di zucchero, 150 gr di farina, 2 uova, un cucchiaino raso di lievito; tenere a disposizione, se dovessero servire. pangrattato, latte e un limone.

Si sbucciano le mele e si tagliano a fettine e se non c’è nessuno che vi aiuta e quindi le mele devono aspettare che il resto sia pronto, è meglio ricoprirle con il succo del limone.
Si uniscono 100 gr di zucchero a 100 gr di burro fuso, poi le uova intere e poco per volta la farina setacciata con il lievito. Se il composto risultasse troppo asciutto aggiungere un po’ di latte fino ad ottenere una giusta morbidezza. Si versa in una teglia ricoperta da carta forno (ma va bene anche il più tradizionale fondo imburrato e ricoperto di pangrattato) e sopra le mele a che formeranno una sorta di cupola. Sopra ancora il resto del burro e dello zucchero (se non siete a dieta e vi sembra poco, abbondate pure con qualche altra aggiunta).

In forno già caldo, a 180°, per circa mezz’ora: è pronta quando sulle mele si formerà una crosticina dorata.Durante la cottura le mele sprofondano nella pasta, per cui il risultato finale sarà piuttosto morbido.

Il Piano regolatore

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Dal primo nucleo dell’età romana – quella che oggi corrisponde alla zona detta  di Santa Maria di Castello – Genova è andata espandendosi spianando progressivamente le collinette subito a ridosso della costa   e abbarbicandosi poi in forma abbastanza caotica sui pendii successivi, aggiungendo strade a strade.
E pensare che già dalla prima metà del 1100 (sottolineo l’anno: Millecento) i  consoli sancivano l’obbligo della Repubblica alla tutela del paesaggio: “Nelle passeggiate da cui l’incantevole panorama può godersi, non si debbono alzar mura, nè altri edifici, affinchè sia lasciata libera la vista a vantaggio e diporto del popolo”.

Meditate, gente, meditate…

Santa Maria di Castello: il bellissimo porticato