Archivio mensile:giugno 2012

Spirale DNA – rush finale

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Dedicato alle principianti che desiderano provare qualcosa di più

Ci siamo. Questo è lo schema.

1) Sull’ago un bugle, una perlina chiara, una scura, un bugle, una perlina scura, una perlina  chiara. Si rientra in tutte fino ad uscire dalla coppia chiarascura. (Per comodità questa sequenza –chiarascura letta da destra verso sinistra indicherà sempre l’ ALTO del lavoro).

2) Si lascia una coda di filo per la chiusura che avverrà in un secondo tempo: volendo si può fissare con dello scotch. Questa codina iniziale sarà importante nei primi passaggi per stabilire la direzione del lavoro che evidentemente andrà nel senso opposto.

3) In questo momento il filo principale  va verso l’esterno. Ora bisogna guardare la coppia da cui si proviene: si tratta di una chiarascura. Si infila perciò sull’ago la stessa sequenza, cioè una perlina chiara e una perlina scura + il bugle e si entra con l’ago in basso nella coppia scurachiara (per comodità questa coppia di perline scurachiara letta da sinistra verso destra  indicherà sempre il bordo BASSO del lavoro). Tenere il lavoro ancora piatto, senza tirare il filo.

          

 4) Sull’ago infilare la sequenza di perline che vediamo già presente, cioè  una scura, una chiara + il bugle e si rientra in alto nella coppia chiarascura, quella più esterna; in pratica questo quarto bugle va a posizionarsi in diagonale sopra  gli altri 3.

     

5) Ruotare il lavoro su se stesso e tirare il filo.

6)  Ci si trova in ALTO. Infilare la sequenza di perline uguale a quella già presente cioè chiarascura + il bugle. Sistemarsi  il lavoro tra le dita (si dovrebbe formare una specie di coppa) e  infilare l’ago nella coppia  scurachiara più esterna  in BASSO. Si comincia a formare la doppia spirale.

7) Ora ci si trova in BASSO. si inserisce la sequenza scurachiara + il bugle  e come prima si va ad infilare nella coppia in ALTO chiarascura: il bugle va a posizionarsi in diagonale sul lavoro.

Si continua fino alla lunghezza desiderata.

Le solite osservazioni:

Le amate/odiate perline scure/chiare orlano tutta la lavorazione. La continua alternanza permette di valutare la correttezza dei passaggi.

Ovviamente si possono creare dei segmenti con bugle di dimensioni diverse, creando un’ulteriore variazione nelle spirali.

Presumo che una volta acquisita maggiore dimestichezza la famigerata alternanza chiara/scura e viceversa possa essere sostituita da  colori di perline di  propria – e libera-  scelta.

Non credo che la misura dei bugle sia importante: comunque, per la collana della foto, io ho usato bugle da 10 mm e perline 11/0, inserendo una striminzita  rimanenza  di bugle molto più lunghi come motivo centrale.

   

Giuro che una volta presa la mano il lavoro procede spedito e senza intoppi.

E della spirale DNA non ne parliamo più.

Alla prossima. T

Spirale DNA – dubbi e risposte

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Qualche giorno fa ho detto di avere scoperto di avere fatto, senza saperlo, una collana usando la tecnica della spirale a DNA.  Ebbene, adesso sono sicura di  NON  aver fatto niente del genere, ma di avere solo applicato una tecnica a spirale normale,  con l’unica differenza di aver utilizzato dei bugle insieme alle perline, ingannata in questo anche dall’utilizzo spesso confuso del termine in lavorazioni simili che compaiono in rete.

La prova provata sta nel confronto di queste due foto:

                 

Il lato positivo di tutta la faccenda consiste nell’essere riuscita a realizzare effettivamente una spirale che ruota su se stessa e devo ammettere che la diversità –  e la soddisfazione – è notevole.

E adesso arriviamo al dunque: come si fa la vera spirale DNA? Diciamo che non è assolutamente difficile, anzi, ma come in tutte le cose, bisogna partire con il  piede (nel nostro caso il passaggio di filo) giusto. In queste ore sto cercando di mettere a punto una spiegazione chiara ed efficace insieme e appena pronta la pubblicherò.

Alla prossima. T

La curiosità ti porta a:

Rivoli e delica

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Vedo dalle richieste che  qualcuno cerca la corrispondenza tra il diametro di un Rivoli e le delica necessarie per l’incastonatura.

Per me si tratta di qualcosa ancora un po’ oscuro, in quanto sono proprio alle prime armi con gli oggetti di cui sopra, ma proprio per cercare una luce avevo tempo fa trovato questa tabella: la propongo a chi fosse interessato.

 

Oblò blu – Pesche ripiene

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Un altro piatto estivo:

Occorrono almeno 4 pesche gialle, canditi, mandorle, amaretti, un tuorlo d’uovo, zucchero, Marsala o vino bianco

Sbollentare le pesche e togliere la buccia. Tagliarle a metà e togliere l’osso.
A parte preparare un trito di amaretti, mandorle, canditi ed impastarlo con il rosso d’uovo, lo zucchero ed un goccio di Marsala.
Una volta riempite le due cavità si appoggiano una sull’altra a formare di nuovo una pesca. Si procede con le altre.

Ora le pesche si posano su un tegame, si irrorano con un po’ di Marsala o vino bianco e si cuociono in forno per venti  minuti.

La ricetta classica prevederebbe che siano servite con lo zabaione. Uhm

Alla prossima. T

Sciroppo di rose

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Ricordo un negozietto della vecchia Genova, quella che cantava De Andrè  e che proprio non c’è più. Si entrava e si porgeva una bottiglietta di vetro che veniva restituita riempita con un liquido scuro, leggermente ambrato. Oggi leggi e  principi di igiene vieterebbero uno scambio così diretto, ma allora… tutto era semplice. 

Dicevo, lo sciroppo di rose, che bontà. Tanti anni dopo una fortunata coincidenza: qui in montagna c’è una tale abbondanza di rose profumate a cui non avevo mai fatto caso e la mia amica Bianca, tra una chiacchera telefonica e l’altra, mi ha rivelato la sua ricetta personale. La condivido volentieri in ricordo dei bei tempi passati.

Occorrono un bel po’ di petali di rose (non è che tutte la varietà vengano bene; da profani scegliere quelle rosse, decisamente profumate, oltre che senza pesticidi) . Purtroppo non li ho pesati ma ho riempito una ciotolona di 31 centimetri di diametro (a memoria, direi una ventina di rose almeno). Ho ripassato petalo dopo petalo per togliere qualche formica che si era intrufolata: un lavoro lungo, ma si può chiamare lavoro l’immergere le dita tra strati di petali di rose e sentirsi un po’ American Beauty??

Sopra un litro di acqua bollente e si lascia riposare per 24 ore. Non si copre, se non quando ormai il tutto si è raffreddato. Passato il tempo di infusione, usando un canovaccio si strizza con tutta la forza delle nostre braccia fino all’ultima stilla. Dovrebbe venire di nuovo circa un litro di liquido. Bianca non ha dubbi:  anche con qualche millilitro in meno ci vogliono due chili di zucchero; io, pensando alla mia linea già gravemente compromessa,  mi sono tenuta stretta, sul chilo e mezzo. Con lo zucchero e il liquido di  spremitura si prepara uno sciroppo che si mette sul fuoco: da quando bolle si calcolano 20-25 minuti. Non avendo niente di meglio a disposizione ho invasato a caldo  in vasetti Bormioli: poco dopo i tappi sono andati in pressione e  perciò mi sento abbastanza tranquilla sulla  conservazione.

Per le ETICHETTE sui vasetti o sulle bottiglie consiglio caldamente di guardare qui.

Alla prossima.  T

La curiosità ti porta a:

 

Spirale DNA

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Dedicato alle principianti che desiderano provare qualcosa di più

A dire il vero, fino a qualche ora fa non sapevo di aver già  fatto una spirale DNA ed ero tutta contenta perchè avevo trovato uno schema che la spiegava; ieri sera ne ho iniziato un campioncino e mi ricordava qualcosa… Stamani ho ripescato un vecchio lavoro ed eccola lì, la spirale DNA, solo che io l’avevo fino a qual momento chiamata spirale e basta.

Si tratta di un lavoro semplice e ripetitivo: l’unica difficoltà secondo me sta nel primo giro, ma ho trovato una soluzione.

Dunque si infila una perlina 11/0, un bugle, 2 perline 11/0, un bugle, 2 perline 11/0, un bugle, una perlina 11/0 e si rientra a cerchio nella prima perlina inserita. Ci ritroviamo tra le mani una coppia di perline, un bugle, una coppia di perline, un bugle, una coppia di perline, un bugle, in una forma vagamente triangolare.  Si lascia un po’ di coda per avere il tempo di decidere come chiudere un lato della lavorazione.

Sull’ago un bugle, 2 perline 11/0 e si rientra nella prima perlina subito dopo il primo  bugle del giro precedente.
Sull’ago un bugle, 2 perline 11/0 e si rientra nella prima perlina subito dopo il secondo bugle del giro precedente.
Sull’ago un bugle, 2 perline 11/0 e si rientra nella prima perlina subito dopo il terzo bugle del giro precedente.

E si continua fino alla lunghezza voluta.

Dicevo il primo giro: io ho incontrato qualche difficoltà nel riconoscere la famosa prima perlina subito dopo il bugle e ancora una volta mi sono venuti in aiuto i colori.

Ci sono due possibilità: o come nella foto in alto si fa un giro con bugle e perline di un colore (qui bugle argento e perline 11/0  bianche) e il giro seguente con un altro (qui bugle rossi e perline 11/0 rosa) e allora è facile individuare il giro precedente, oppure, come nella foto sotto,  si possono usare bugle tutti dello stesso colore, ma le due 11/0 devono essere diverse tra loro e rispettare sempre il medesimo ordine di infilatura. In tal modo una volta scelto il colore della prima perlina dopo il bugle sarà sempre quella e di quel colore nel corso di tutta la lavorazione.  Ripeto, dopo il primo giro, o al massimo il secondo, non ci sono più problemi.

Buon lavoro. T

La curiosità ti porta a:

Perline – Gli schemi: finiamo il lavoro

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Poche (spero) parole per completare il discorso sulla realizzazione di uno schema.

 Una volta ottenuta la nostra bella croce, o rombo che dir si voglia, in qualche modo va finita. In questo caso ho utilizzato uno dei sistemi che di solito uso per terminare orecchini o pendenti  e cioè:

Su uno dei due capi di filo che fuoriescono dall’ultima perla (vedi articolo precedente) inserisco 4 perline, una perla uguale a quelle adoperate per la lavorazione,un anello;
rientro con l’ago nella perla e nella prima perlina subito sottostante;
inserisco altre 3 perline  e rientro in orizzontale nella perla che mi ritrovo a lato (che poi sarebbe sempre l’ultima della lavorazione precedente). In tal modo si forma un triangolo di perline: la chiusura è fatta.
Di solito con il filo stringo un primo nodo, ripasso il filo tra le perline, un altro nodo, mi allontano dal nodo e taglio;
con l’altro capo invece, rifaccio tutto il percorso della finitura per irrobustirla; prima un lato del triangolino, la perla, l’anello, l’altro lato del triangolino; poi i soliti nodi prima di tagliare. 

Alla prossima. T

Perline – Gli schemi

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Oggi vorrei occuparmi degli schemi per i lavori con le perline rivolgendomi a chi finora ne era completamente all’oscuro. Dico subito che mi spaventano un po’ e tendo a sorvolare quando mi capitano sott’occhio a meno che non capisca subito che posso interpretarli e soprattutto posso realizzare quanto promettono palline, giravolte di fili colorati, frecce, crocette…. 

Partiamo da questo  

Si vede subito che si tratta di uno schema facile, ma il risultato è veramente grazioso, anzi di più, direi regale. Si ottiene una bella croce, ben dimensionata, e con un ricco ricamo sulla parte anteriore.

In generale, su una fotocopia dello schema –  se necessario ingrandito –  traduco in parole quanto vedo e scrivo tutti i passaggi, tipo

I: Si porta una perla al centro del filo, si inserisce una nuova perla sul capo di destra, un’altra sul capo di sinistra e si incrocia in una quarta perla
II: Sul capo di sinistra si infilano 4 perle e si rientra dall’alto verso il basso nella prima
III:Con l’altro capo si  ripete la medesima sequenza e lo stesso movimento
IV: Ci si deve trovare con i due capi che escono verso il basso da due perle affiancate
V: Si incrocia in una nuova perla
VI: Si infila una perla sul capo di destra, una su quello di sinistra e si incrocia  in un’ultima (quarta) perla
VII: Risulta una bella forma, ma un po’ morbida.

Siccome la croce – chiamiamola così – è  davvero morbida o la si lascia tale e quale e allora occorre ripassarla per darle maggiore sostegno,oppure si  procede con l’ulteriore decorazione sul davanti e questo è il mio consiglio spassionato.

A questo punto, se  si è proprio principiante-principiante magari è meglio dare un’occhiatina a qualche tutorial sulla decorazione delle sferette. In giro ce ne sono tanti, ne segnalo uno in italiano, ma sarebbe utile guardarne anche altri ricordando che i gesti delle mani sono universali…

Quindi, con qualche chiarimento in più sulla tecnica, non sarà difficile leggere la seconda parte dello schema. Si parte sempre con gli stessi fili  dalla crocetta in basso a destra, si infilano su un capo una perlina, una perla; idem sull’altro capo e si incrocia in una nuova perlina (risulta una specie di mezzo fiore), si tirano i fili, si riparte con una perla e una perlina su ogni capo e si incrocia nella grossa perla della precedente lavorazione che si trova proprio davanti: tirando i fili si formerà un fiore completo.

Si procede nello stesso modo per il secondo elemento di decorazione.

Il groviglio al centro significa che sempre attraverso le grosse perle della precedente lavorazione bisogna spostarsi prima su un lato, ritornare indietro per completare l’altro braccio della croce, tornare di nuovo indietro  ed eseguire l’ultimo fiore in alto (infatti si vedono i fili incrociati in uscita).

L’abbondanza dei giri visibili nel disegno ci avrebbe dovuto mettere sull’avviso fin dalla prima occhiata sulla necessità di
a) avere a disposizione parecchio filo
b) usare delle perle con un foro che permetta più passaggi.

E con questo intervento lungo e didascalico spero di aver accontentato qualcuno: sento che ne riparleremo ancora.
Alla prossima. T

 

La curiosità ti porta a:

 

101 motivi

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101 motivi per cui è bello vivere a Genova. Non so se li trascriverò tutti e non so nemmeno se è così bello vivere a Genova, perchè sono convinta che questa sia una città che merita una visibilità, una qualità di vita, insomma una gestione migliore.
Ma le radici non si possono sdradicare del tutto e allora ben venga questo elenco ( arrivato via mail qualche tempo fa, come allegato alle parole affettuose di un’amica che a sua volta lo aveva ricevuto da un amico e da lì in avanti  – o indietro –  non so più risalire)  di cui  non conosco nè l’autore originario nè il motivo per cui è stato scritto.  Mi fa piacere dedicare un po’ di spazio a delle belle frasi  che evocano un’ immagine di città  amata da chi forse è lontano, rimpianta da chi la vede tutti i giorni, auspicata da tutti.

 Una città che non sarà mai una metropoli, per fortuna.

Avere mare e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno.

Non conoscere il concetto di nebbia.

 La “focaccia” calda a tutte le ore.

Il cielo terso che abbaglia gli occhi nelle giornate ventose.

 Il silenzio irreale che si gode dalla cima della Lanterna

 I colori dell’orizzonte dopo una violenta burrasca.

 La cucina genovese, che riesce ad essere ricca con quasi niente.

 “Belìn”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare.

 Portare la tua nuova amica a “vedere la città dall’alto”.

 Piazza dell’Amor Perfetto.

 Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde.

I chilometri di ringhiere di ghisa che hanno vissuto mille stagioni e sono sempre lì, con quel colore indefinito, con quel colore “un po’ così” .

La metropolitana più corta del mondo, che se fossimo in America sarebbe già diventata un’attrazione tipo Disneyland.

Oblò blu – Le focaccette

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Sono appetitose, veloci e, per chi se lo ricorda,  hanno in più quel sapore delle friggitorie di una volta della vecchia Genova (ah, Sottoripa!).

Occorrono 400 gr di farina, 4 cucchiai di olio, sale, acqua quanto basta  e 300 gr di stracchino (o salsiccia e, uscendo decisamente  dalla tradizione, quanto piace e si ha in casa al momento..).

Con la farina, l’olio, il sale si prepara l’impasto, lo si stende a mano o con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile, si ritagliano dei dischi di circa 10/12 cm di diametro, si  versa al centro di  ogni disco una giusta quantità di ripieno, lo si ripiega su se stesso  per ottenere una sorta di mezzaluna, schiacciando bene i bordi in modo che non rimanga aria all’interno. Volendo si rifila con la rotellina. Le focaccette vanno fritte  in olio ben caldo.

Di cuore, buon appetito. T