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101 motivi

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101 motivi per cui è bello vivere a Genova. Non so se li trascriverò tutti e non so nemmeno se è così bello vivere a Genova, perchè sono convinta che questa sia una città che merita una visibilità, una qualità di vita, insomma una gestione migliore.
Ma le radici non si possono sdradicare del tutto e allora ben venga questo elenco ( arrivato via mail qualche tempo fa, come allegato alle parole affettuose di un’amica che a sua volta lo aveva ricevuto da un amico e da lì in avanti  – o indietro –  non so più risalire)  di cui  non conosco nè l’autore originario nè il motivo per cui è stato scritto.  Mi fa piacere dedicare un po’ di spazio a delle belle frasi  che evocano un’ immagine di città  amata da chi forse è lontano, rimpianta da chi la vede tutti i giorni, auspicata da tutti.

 Una città che non sarà mai una metropoli, per fortuna.

Avere mare e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno.

Non conoscere il concetto di nebbia.

 La “focaccia” calda a tutte le ore.

Il cielo terso che abbaglia gli occhi nelle giornate ventose.

 Il silenzio irreale che si gode dalla cima della Lanterna

 I colori dell’orizzonte dopo una violenta burrasca.

 La cucina genovese, che riesce ad essere ricca con quasi niente.

 “Belìn”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare.

 Portare la tua nuova amica a “vedere la città dall’alto”.

 Piazza dell’Amor Perfetto.

 Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde.

I chilometri di ringhiere di ghisa che hanno vissuto mille stagioni e sono sempre lì, con quel colore indefinito, con quel colore “un po’ così” .

La metropolitana più corta del mondo, che se fossimo in America sarebbe già diventata un’attrazione tipo Disneyland.

Il Piano regolatore

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Dal primo nucleo dell’età romana – quella che oggi corrisponde alla zona detta  di Santa Maria di Castello – Genova è andata espandendosi spianando progressivamente le collinette subito a ridosso della costa   e abbarbicandosi poi in forma abbastanza caotica sui pendii successivi, aggiungendo strade a strade.
E pensare che già dalla prima metà del 1100 (sottolineo l’anno: Millecento) i  consoli sancivano l’obbligo della Repubblica alla tutela del paesaggio: “Nelle passeggiate da cui l’incantevole panorama può godersi, non si debbono alzar mura, nè altri edifici, affinchè sia lasciata libera la vista a vantaggio e diporto del popolo”.

Meditate, gente, meditate…

Santa Maria di Castello: il bellissimo porticato
 
 

Castelletto

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Una volta costruito, ebbe più importanza come minaccia nei confronti della città che come difesa verso l’esterno. Era lo strumento della dominazione straniera, di Milano, della Francia, del Monferrato; il famoso governatore francese Boucicault gli diede, agli inzi del 1400 vera e propria forma di castello turrito. In seguito non si fece che costruire, ampliare nuove torri, erigere mura sempre più grosse. Esistevano cave sotterranee congiungenti San Siro e il palazzo dei Dogi.
L’odio della popolazione, spesso cannoneggiata da lassù, era ben giustificato: quattro volte fu demolito il Castelletto e altrettante volte riedificato.
La costruzione dei forti sulle alture poco distanti gli tolse importanza, ma si trovò modo nel 1800 di edificarvi ancora una volta una fortezza, diventata subito incubo dei genovesi e nominata “castigamatti”. La sua demolizione è del 13 agosto  1848.

Ora dal Castelletto si gode soltanto il panorama.

 D’obbligo citare Caproni, riprendendo a  caso, ma non troppo, da “Litanìa”:

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

Sestieri

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Genova è (era) divisa in “sestieri”, assolutamente non in “quartieri”.

Portoria: deriva forse il suo nome dalla Porta Aurea o dall’antichissimo piccolo porto.

Molo: sorse dopo quello di Portoria, intorno al molo d’epoca romana.

Maddalena: possiede una più gloriosa antichità, comprendendo i magnifici palazzi di Strada Nuova (poi Via Garibaldi).

Prè: è il più piccolo, incluso entro le mura cittadine con l’ampliamento della cinta nel 1346.

San Vincenzo e San Teodoro: sono i più estesi e vennero incorporati nella cerchia cittadina con la nuova cinta del 1633.

Signor Sindaco, o chi può: è possibile ridare maggiore dignità e pulizia a questi pezzi di storia giunti fino a noi?

Ahi, Genovesi, uomini diversi ( Inferno, XXXIII, 151)

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Da un libretto pubblicato nel lontano 1969 (“Scopriamo Genova città diversa”)  traggo parecchi spunti per recuperare la memoria di alcuni aspetti di una città senz’altro particolare. Fa riflettere che per trovare tante bellezze e curiosità occorra risalire indietro nel tempo, mentre oggi sarebbe necessario un deciso sguardo in avanti. Confidiamo nel fatto di essere “diversi”….

I Carugi

Fino al secolo XII le case erano costruite in legno, vicinissime le une alle altre, formando quei caratteristici “carubei” o “carroggi” come si chiamavano.
Si hanno notizie di numerosi incendi che , data appunto la vicinanza degli edifici, si propagavano con estrema rapidità causando danni enormi.
La costruzione delle case in pietra data dal 1200-1300 quando tutta  la città subì un vertiginoso sviluppo edilizio originato dalle fiorenti imprese commerciali.
I palazzi sono di un’altezza inconsueta per quei tempi, e rappresentano una preziosa eredità che ha bisogno di essere continuamente  valorizzata.
È forse la caratteristica di tanti edifici della Genova antica: occorre soffermarsi con amore e attenzione per scorgere tante finezze costruttive e originalità di soluzioni sparse un po’ ovunque qua e là per quelle viuzze in cui alzando lo sguardo si vede non più di una sottilissima lama di cielo…