Archivio mensile:febbraio 2012

Nespolino

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Aggiungo di corsa la ricetta  per fare un liquore casalingo. Mia mamma aveva uno straordinario pollice verde: lasciava cadere un nocciolo o  l’avanzo del piatto in cui si era condita l’ insalata  in un vaso qualunque e di lì a poco nasceva una piantina   E così sui nostri terrazzini affacciati sulle ardesie dei  tetti della vecchia Genova svettavano alberi di nespole, piante di pomodori …nati per caso.

Occorrono 120 noccioli di nespole che vanno progressivamente raccolti e fatti seccare al sole per parecchi giorni finchè non perdono la pellicola scura  con una semplice pressione delle dita e all’interno risultano tostati. Si mettono poi in infusione in un vaso con mezzo litro di alcool,  3/4 di  litro d’acqua e 750 grammi di zucchero per almeno un mesetto. Ogni due/tre giorni ricordarsi di agitare, capovolgendo il contenitore.

Ho provato anche la variante con i noccioli di pesca; accettabile, ma il nespolino è migliore.

Per le ETICHETTE sui vasetti o sulle bottiglie consiglio caldamente di guardare qui.

La curiosità ti porta a:

Primo tutorial

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Non è il massimo, ma ci sono volute tante di quelle prove che la musica mi esce dalle orecchie…

 Qualche parola di spiegazione, dato che il video è muto (non sono ancora pronta per la registrazione audio).

Si tratta di una tecnica molto semplice, come tutte le cose che faccio, ma che dà soddisfazione e da qualche tempo questo è diventato il mio metro di valutazione delle cose.
Per il resto, direi che si capisce abbastanza la sequenza dei gesti e il mio consiglio è di sperimentare nuove variazioni per ottenere qualcosa di sempre più personale.

Un saluto a Francesca, se mai capiterà da queste parti….Bau Atena…

Fragole Tappa

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Altra ricettina, o meglio conserva, non proprio di stagione, ma preferisco inserirla adesso che ho il computer sotto le dita e mi ha preso il sacro fuoco piuttosto che tra qualche mese.

Occorrono 1 chilo di fragole e 700 grammi di zucchero. Si fa sciogliere lo zucchero con mezzo bicchiere d’acqua. Si porta a bollore e si uniscono le fragole lasciandole per 5 minuti. Si tolgono le fragole e si fa addensare il liquido, poi si rimettono le fragole per altri 5 minuti. Si invasa e si chiude subito, con il composto caldo. Sterilizzare per 5 minuti e via in dispensa.

Per le ETICHETTE sui vasetti o sulle bottiglie consiglio caldamente di guardare qui.

 

Kugluf

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Torno di nuovo indietro di tanti anni: una  conoscente, vera signora di Albaro, mi aveva consigliato questa ricetta che da allora è entrata nei miei menù. Buona, facile, sicura…anche se ignoro il significato del nome.

Occorrono 250 gr di farina, altrettanti (250 gr) di zucchero, la metà (125 gr) di burro, 4 uova (solo i tuorli; i bianchi vanno sbattuti a neve dopo essere stati al freddo), mezza tazza di latte, un pizzico di sale, una bustina di zucchero vanigliato e la solita bustina di lievito (sciolto nel latte). 

Si  monta il burro con lo zucchero, si aggiunge lo zucchero vanigliato. Si uniscono i rossi d’uovo, la farina, il sale, il lievito sciolto nel latte e i bianchi montati a neve.

In forno a 180°  per 30 minuti.

I miei micetti

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Non si può parlare di Genova senza parlare dei suoi gatti. Sono tanti, girano per i vicoli da sempre.

Che si tratti di una presenza molto antica e radicata  è provata dal fatto che già Andrea Doria, nel ritratto conservato nel Palazzo di Fassolo (“Palazzo del Principe”) ha accanto a sè un grosso gatto cui aveva dato lo stesso del suo più grande nemico,  Dragut, il pirata.

E la famiglia Fieschi portava il gatto addirittura sullo stemma, cosicchè i suoi partigiani correvano per le strade gridando “gatto, gatto!”

 In poche parole, noi genovesi abbiamo sempre convissuto con i felini di strada.
Qualcuno lo abbiamo raccolto e portato  in casa…
Ecco i miei micetti/micioni.

 
http://youtu.be/pRC7VpzjzxA

 

 

Spirale Rope – Consiglio veloce

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I cristalli rosa nascondono il cambio di filo

Vorrei aggiungere un veloce suggerimento per chi si avvicina alla spirale rope.
Devo premettere che, nonostante non abbia mai avuto dei grossi inconvenienti, sono generalmente spaventata dal cambio di filo.
Pensa che ti ripensa ho trovato una soluzione che per me funziona abbastanza bene e tutto sommato mi permette di variare la “monotonia” della composizione.

Si sostituisce il filo quasi terminato con il nuovo nel modo a cui si è abituati (io uso un sistema visto su un sito inglese che magari spiegherò in un’altra occasione), si fortifica con una pennellatina di smalto incolore,  si fa ancora un cappietto con i capi dei fili (seconda sicurezza e nuova pennellata),  e si fa passare questo tratto di filo rinforzato in una grossa perla, cristallo, insomma un qualunque elemento decorativo a piacere che lo possa contenere. I nodi restano nascosti all’interno e il bello della spirale rope è che all’uscita si ricomincia da capo senza problemi e il tutto risulterà omogeneo e più garantito in resistenza.

 Alla prossima. T

Altri lavoretti

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Cosine facili facili ma che danno tanta soddisfazione…

Collana di perle con il particolare della presenza di un grosso quarzo leggermente fumè trovato su una bancarella al mercato

       

Bracciali ad intreccio, davvero facili e di effetto

                   

 

 

 

Alla prossima. T

Operazione “Margheitin”

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Mia nonna chiamava “margheitin” le piccole perle (allora non si parlava di perline) colorate spaiate, alla rinfusa. Mi è venuto in mente questo termine perchè ho deciso di fare pulizia e quindi di eliminare le rimanenze di lotti diversi,  soprattutto le piccole perline comprate all’inizio per i primi esperimenti quando ancora non conoscevo bene misure e caratteristiche.

Ho pensato di fare una collana e per ora mostro i vari passaggi fin qui eseguiti.

Ho usato  delle perline – nel mio caso  bianche –  leggermente più regolari delle altre: le chiameremo A; invece le B sono tutte le altre, prese veramente a caso, pur nel rispetto di una certa compatibilità .

 Per la SPIRALE ho iniziato con 2 perline  B, 1 A, 2 B, 1 A, 2 B, 1 A . Ho chiuso a cerchio ripassando il filo dentro a tutte. Alla fine ho fatto un doppio nodo e ho lasciato un 10 centimetri di filo, in attesa di definire che tipo di chiusura userò.
Uscendo con il filo da una A, ho infilato sull’ago la sequenza contraria, cioè 1 A e 2 B e sono entrata nella prima A (il colore diverso – qui bianco –  aiuta sempre) ; ancora 1 A e 2 B sul filo per entrare nella A successiva e infine di nuovo 1 A e 2 B sul filo per entrare NON nell’ultima A, ma nelle ultime 2, praticamente l’ultima del giro di base e la prima di questo giro. credo che sia la classica chiusura di giro della tecnica peyote.

Basta: si va avanti così finchè se ne ha voglia e finchè si hanno perline da smaltire. Proprio perchè non so esattamente quanto dureranno le mie, non ho ancora deciso se fare una collana girocollo “normale” o un segmento più corto da completare con due catene alle estremità. Vedremo.

Dopo qualche tempo aggiorno con il risultato finale:

 

Ho proceduto fin dove ho potuto (ad un certo punto le perline, pur essendo fin dall’ inizio diverse e a scelta casuale, non si armonizzavano più); allora ho agganciato una catena e sugli anelli più in basso ho inserito delle sferette sintetiche. Nessuna chiusura

 

 

Sull’onda del riciclaggio a tutti i costi, ne ho fatta un’altra, con nuovi avanzi:

NOTE SPICCIOLE:

1) Consiglio di preparare  un piattino in cui  depositare tutte le perline troppo piccole, rovinate, con il foro troppo stretto…ecc. per eliminarle definitivamente. In questo modo io ne ho fatto fuori un bel po’, ma erano davvero  inservibili.
2) Per le principianti- principianti ricordo che almeno per i primi giri è bene contare (uno, due e tre) i vari passaggi perchè la terza volta, a fine giro, bisogna prendere le due perline A insieme; dopo un po’ si riconosce la sequenza senza difficoltà. Se si hanno dei dubbi è meglio disfare, tornare ad un passaggio sicuro e ripartire con il conto.
3) La spirale non risente troppo della diversità delle perline usate, anzi, acquista una certa morbidezza visiva niente male…