Archivi categoria: Via Tetto Perduto

101 motivi

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101 motivi per cui è bello vivere a Genova. Non so se li trascriverò tutti e non so nemmeno se è così bello vivere a Genova, perchè sono convinta che questa sia una città che merita una visibilità, una qualità di vita, insomma una gestione migliore.
Ma le radici non si possono sdradicare del tutto e allora ben venga questo elenco ( arrivato via mail qualche tempo fa, come allegato alle parole affettuose di un’amica che a sua volta lo aveva ricevuto da un amico e da lì in avanti  – o indietro –  non so più risalire)  di cui  non conosco nè l’autore originario nè il motivo per cui è stato scritto.  Mi fa piacere dedicare un po’ di spazio a delle belle frasi  che evocano un’ immagine di città  amata da chi forse è lontano, rimpianta da chi la vede tutti i giorni, auspicata da tutti.

 Una città che non sarà mai una metropoli, per fortuna.

Avere mare e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno.

Non conoscere il concetto di nebbia.

 La “focaccia” calda a tutte le ore.

Il cielo terso che abbaglia gli occhi nelle giornate ventose.

 Il silenzio irreale che si gode dalla cima della Lanterna

 I colori dell’orizzonte dopo una violenta burrasca.

 La cucina genovese, che riesce ad essere ricca con quasi niente.

 “Belìn”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare.

 Portare la tua nuova amica a “vedere la città dall’alto”.

 Piazza dell’Amor Perfetto.

 Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde.

I chilometri di ringhiere di ghisa che hanno vissuto mille stagioni e sono sempre lì, con quel colore indefinito, con quel colore “un po’ così” .

La metropolitana più corta del mondo, che se fossimo in America sarebbe già diventata un’attrazione tipo Disneyland.

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Omnibus

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Raffaele Rubattino (l’armatore-patriota che fornì le navi a Pisacane e poi a Garibaldi per la spedizione dei Mille e di cui consiglio vivamente di leggere la biografia scoprendo che…. ) costruì in collaborazione con Ignazio Venturini la prima linea genovese di omnibus con trazione a cavalli,  sul percorso Sampierdarena-Ponte Pila.

Rubattino possedeva già alcuni piroscafi che operavano  nel Mediterraneo e una linea di diligenze: il servizio del tram a cavalli gli serviva appunto come coincidenza per favorire l’ingresso in città.

L’inaugurazione avvenne il 4 luglio 1841, tariffa unica 25 centesimi (i bambini con meno di 5 anni  potevano viaggiare gratis se tenuti in grembo): esclusione per “ubriachi, pazzi, sporchi, puzzolenti, visibilmente ammalati e lattanti “(!)

Il Piano regolatore

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Dal primo nucleo dell’età romana – quella che oggi corrisponde alla zona detta  di Santa Maria di Castello – Genova è andata espandendosi spianando progressivamente le collinette subito a ridosso della costa   e abbarbicandosi poi in forma abbastanza caotica sui pendii successivi, aggiungendo strade a strade.
E pensare che già dalla prima metà del 1100 (sottolineo l’anno: Millecento) i  consoli sancivano l’obbligo della Repubblica alla tutela del paesaggio: “Nelle passeggiate da cui l’incantevole panorama può godersi, non si debbono alzar mura, nè altri edifici, affinchè sia lasciata libera la vista a vantaggio e diporto del popolo”.

Meditate, gente, meditate…

Santa Maria di Castello: il bellissimo porticato
 
 

I miei micetti

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Non si può parlare di Genova senza parlare dei suoi gatti. Sono tanti, girano per i vicoli da sempre.

Che si tratti di una presenza molto antica e radicata  è provata dal fatto che già Andrea Doria, nel ritratto conservato nel Palazzo di Fassolo (“Palazzo del Principe”) ha accanto a sè un grosso gatto cui aveva dato lo stesso del suo più grande nemico,  Dragut, il pirata.

E la famiglia Fieschi portava il gatto addirittura sullo stemma, cosicchè i suoi partigiani correvano per le strade gridando “gatto, gatto!”

 In poche parole, noi genovesi abbiamo sempre convissuto con i felini di strada.
Qualcuno lo abbiamo raccolto e portato  in casa…
Ecco i miei micetti/micioni.

 
http://youtu.be/pRC7VpzjzxA

 

 

Castelletto

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Una volta costruito, ebbe più importanza come minaccia nei confronti della città che come difesa verso l’esterno. Era lo strumento della dominazione straniera, di Milano, della Francia, del Monferrato; il famoso governatore francese Boucicault gli diede, agli inzi del 1400 vera e propria forma di castello turrito. In seguito non si fece che costruire, ampliare nuove torri, erigere mura sempre più grosse. Esistevano cave sotterranee congiungenti San Siro e il palazzo dei Dogi.
L’odio della popolazione, spesso cannoneggiata da lassù, era ben giustificato: quattro volte fu demolito il Castelletto e altrettante volte riedificato.
La costruzione dei forti sulle alture poco distanti gli tolse importanza, ma si trovò modo nel 1800 di edificarvi ancora una volta una fortezza, diventata subito incubo dei genovesi e nominata “castigamatti”. La sua demolizione è del 13 agosto  1848.

Ora dal Castelletto si gode soltanto il panorama.

 D’obbligo citare Caproni, riprendendo a  caso, ma non troppo, da “Litanìa”:

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

Sestieri

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Genova è (era) divisa in “sestieri”, assolutamente non in “quartieri”.

Portoria: deriva forse il suo nome dalla Porta Aurea o dall’antichissimo piccolo porto.

Molo: sorse dopo quello di Portoria, intorno al molo d’epoca romana.

Maddalena: possiede una più gloriosa antichità, comprendendo i magnifici palazzi di Strada Nuova (poi Via Garibaldi).

Prè: è il più piccolo, incluso entro le mura cittadine con l’ampliamento della cinta nel 1346.

San Vincenzo e San Teodoro: sono i più estesi e vennero incorporati nella cerchia cittadina con la nuova cinta del 1633.

Signor Sindaco, o chi può: è possibile ridare maggiore dignità e pulizia a questi pezzi di storia giunti fino a noi?

Perchè questi titoli

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Tutto ha inizio da una rotonda, in quel di Cuneo,  una di quelle in cui si immette con attenzione, si dà sempre la precedenza a chi proviene da sinistra, ecc. Appunto, girando in una rotonda, noto un cartello, un po’ sbilenco, corroso dalla ruggine: Via Tetto Perduto. Poco dopo, un altro, meno malridotto, ma sempre evocativo: Via Tetto Dolce.

Li ho trovati bellissimi. Capaci di catturare per un attimo l’attenzione di chi è invece impegnato ad uscire senza danni dalla rotonda e capaci anche di suscitare delle immagini mentali.  Non è che tutti i cartelli stradali  abbiano simili prerogative, diciamocelo.

Immediatamente, in testa mi si sono presentati argomenti  che per un motivo o per l’altro potevano rientrare in due cartelle (un pensiero a Steve Jobs, mancato proprio oggi)  dai titoli di cui sopra.

 Poi, molto banalmente, ho deciso per la cara, vecchia Genova e per le ricette di casa mia.

Cannoni

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Le fontane pubbliche ricevevano acqua per mezzo di tubi che il popolo chiamava “cannoni”, denominazione attribuita poi alle fontane stesse. A causa delle poche sorgenti, non è mai stato possibile dotare Genova di fontane monumentali.

La prima di cui si ha notizia è “La Fontanella”, nella zona del Molo. Famosa quella detta “Marosa” (o “Morosa” o “Amorosa”) oggi scomparsa che ha dato il nome alla piazza da cui inizia Via Garibaldi.

Artisticamente, il livello è quasi sempre modesto; forse più interessante il gruppo di marmo raffigurante Enea e il padre  che sormonta la fontana di Fossatello, oggi in  Piazza Bandiera. E dietro c’è tutta una storia…

Ahi, Genovesi, uomini diversi ( Inferno, XXXIII, 151)

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Da un libretto pubblicato nel lontano 1969 (“Scopriamo Genova città diversa”)  traggo parecchi spunti per recuperare la memoria di alcuni aspetti di una città senz’altro particolare. Fa riflettere che per trovare tante bellezze e curiosità occorra risalire indietro nel tempo, mentre oggi sarebbe necessario un deciso sguardo in avanti. Confidiamo nel fatto di essere “diversi”….

I Carugi

Fino al secolo XII le case erano costruite in legno, vicinissime le une alle altre, formando quei caratteristici “carubei” o “carroggi” come si chiamavano.
Si hanno notizie di numerosi incendi che , data appunto la vicinanza degli edifici, si propagavano con estrema rapidità causando danni enormi.
La costruzione delle case in pietra data dal 1200-1300 quando tutta  la città subì un vertiginoso sviluppo edilizio originato dalle fiorenti imprese commerciali.
I palazzi sono di un’altezza inconsueta per quei tempi, e rappresentano una preziosa eredità che ha bisogno di essere continuamente  valorizzata.
È forse la caratteristica di tanti edifici della Genova antica: occorre soffermarsi con amore e attenzione per scorgere tante finezze costruttive e originalità di soluzioni sparse un po’ ovunque qua e là per quelle viuzze in cui alzando lo sguardo si vede non più di una sottilissima lama di cielo…