Archivio mensile:aprile 2012

Mandorlina

Standard

Ho visto che a parecchi piacciono le ricette di dolci e allora ne publico un’altra particolarmente semplice e gustosa.

Allora occorrono:

125 grammi di cioccolato fondente, 250 grammi di zucchero a velo, 30 grammi di farina, 120 grammi di mandorle tostate, 4 chiare d’uovo.

Si polverizzano le mandorle nel mixer. Si grattugia il cioccolato e lo si mette in una terrina insieme alla farina, allo zucchero e alla polvere di  mandorle. Si sbattono le chiare a neve e le si aggiungono al composto. Si versa l’impasto in una tortiera foderata di carta forno e si cuoce per 35 minuti  (il forno dovrebbe già essere caldo).

Buon pro.

Annunci

La spirale russa e la spuma del mare

Standard

Anche su questa tecnica esistono moltissimi tutorial: si tratta di un sistema facile e veloce, adatto quindi anche alle meno esperte. Ma…ma ho tovato una spiegazione, o meglio una interpretazione, della spirale russa davvero piacevole e simpatica.

Si prende una matita, una comunissima matita e… la si mette da parte. 

Si infilano 3 perline 11/0, 1 bicono, 3 perline 11/0, 1 bicono, 3 perline 11/0, 1 bicono. Si portano al fondo del filo, si lascia una coda di una decina di centimetri  e si fa un nodo chiudendo a cerchio.
Il filo esce dal bicono e si infila l’ago nella perlina seguente.

 Adesso si prende finalmente in mano la matita e vi si infila il  cerchietto di perline appena preparato in modo che il verso del lavoro sia rivolto verso di noi.

I passaggi da ripetere fino alla lunghezza voluta sono tre:

 1) Sull’ago 1 bicono, 3 perline e si infila nella prima perlina dopo il bicono successivo (primo del giro precedente).

 2) Sull’ago 1 bicono, 3 perline e si infila nella prima perlina dopo il  bicono successivo (secondo bicono  del giro precedente)

 3) Sull’ago 1 bicono, 3 perline e si infila nella prima perlina dopo il  bicono successivo (terzo bicono  del giro precedente). Si passa l’ago nel bicono immediatamente  successivo  e ancora nella perlina seguente posti letteralmente a fianco.

Questo è stato il risultato:

Le solite note spicciole, così come mi vengono in mente:

Io ho usato perline e biconi, ma direi che sono ammesse tutte le combinazioni  di perline (e, ovviamente,  di colori).
Ho fissato la coda di filo con dello scotch sulla matita  per non ritrovarmela di continuo tra le mani,  almeno per i primi giri.
Conviene ogni tanto controllare che non si siano verificati dei  buchi, sfilando con cura  la lavorazione dalla matita e poi riposizionandola,  perchè ho avuto l’impressione che al semplice sguardo non risultassero salvo poi  rivelarsi in modo catastrofico ad esecuzione ultimata.
La sequenza dei tre passaggi è intuitiva. 
Il lavoro così come lo avevo impostato risultava molto morbido per cui  ho preferito suddividerlo in  segmenti da unire con delle catene. Un quarto segmento, giocherellando con le dita, mi si è quasi da solo richiuso ad anello, per cui non ho dovuto fare altro che cucire e infilarlo come un  pendente.  La collana ai miei occhi  è bellissima, piena e leggera insieme, e si merita il soprannome di “spuma del mare”.

Ed ora  dove ho preso l’ispirazione: da Kelly di Offthebeadedpath e dal suo video Russian Spiral Stitch.

Alla prossima. T

La tecnica R.A.W.= Right Angle Wave

Standard

Ho provato questa tecnica: inutile dire, se compare qui, che “dà soddisfazione”; c i sono riuscita quasi al primo colpo.

La consiglio anche alle meno esperte, perchè, una volta imparato il metodo, è ripetitiva e veloce nell’esecuzione (per l’intera collana 10/15 minuti?!).

In rete sono presenti innumerevoli tutorial: se qualcuno desiderasse una ulteriore spiegazione “a modo mio” non ha che da chiedere.

Alla prossima. T

Il cambio di filo e i nodi

Standard

Come ho già detto in un’altra occasione la sostituzione del filo mi crea un po’ di agitazione, soprattutto se penso che chi userà i miei oggetti potrebbe non essere attento o delicato nei gesti quanto me.
Dopo vari tentativi ho messo a punto un mio sistema, carpendolo da un tutorial in  inglese  (al minuto 5,46 all’incirca). Ho provato a fare uno schizzo per spiegarmi meglio:

 Il nero indica il lavoro e il filo in esaurimento, il rosso quello nuovo. Con il nuovo filo preparo un doppio nodo,  tengo l’asola che si è formata un po’ larga e  faccio entrare  il filo “vecchio”  nell’apertura, dopo di che  stringo. A questo punto tenendo con una mano il filo vecchio e con l’altra il nuovo faccio letteralmente scivolare il nodo verso il lavoro. Stringo ancora, faccio un nuovo doppio nodo. In questo modo il nodo si incastra bene nella perlina contro cui va a posizionarsi, il doppio nodo assicura la tenuta e per ulteriore sicurezza spennello con lo smalto. 

Quello che succede dopo dipende dalla dimensione delle perline usate in quel momento. Quindi, se è possibile, unisco i 3 fili che mi ritrovo in uno solo, che sarebbe il filo nuovo,  con  un cappietto e lo faccio passare nelle perline seguenti; altrimenti proseguo normalmente  e dopo passo i fili all’interno del lavoro facendo qualche nodo ( come spiegato molto bene da Sarubbest ).

In pratica si passa l’ago nel filo sottostante la perlina da cui stiamo uscendo, si forma un’ asola, la si lascia un po’ larga, vi si infila l’ago e, guidando con le dita lo scorrimento del filo, si stringe il nodo. Si passa poi il filo in una perlina adiacente e, di solito, il nodo scompare e il lavoro resta pulito e sicuro. Dimenticavo: dopo aver fatto un nodo, prima di tagliare definitivamente il filo,  conviene allontanarsene attraverso qualche perlina.

 Purtroppo, mentre non ho nessun problema, anzi, ad eseguire questo tipo di nodi per fissare il filo  terminale, non ho altrettanta fiducia per quello iniziale, per cui preferisco il sistema spiegato sopra.

Spero di essere stata utile a qualcuno; fatemi sapere.

Alla prossima . T

A ovest del diamante – il granato

Standard

Anni fa ho ricevuto in regalo una piccola quantità di granati, piccoli, spesso piccolissimi, ma sempre granati. Me li portava un ragazzino che li trovava (sì, li trovava) vicino a casa sua, sul monte Beigua (chi non è ligure cerchi sull’atlante).
Si tratta di  una pietra che mi è sempre piaciuta; un po’ perché associata ai gioielli di un volta, un po’ perché ha una storia che si perde nella notte dei secoli. Compare già nell’età del bronzo proprio come gemma, per essere poi utilizzata da Egiziani, Greci e Romani, e giù giù nel tempo fino a noi.

In tutte  queste migliaia di anni non ha perso il suo fascino, direi la sua solidità, in quanto si tratta di una pietra robusta e quindi portabilissima tutti i giorni; piuttosto con il tempo sono aumentate le conoscenze sulla varietà di colori: infatti anche se il rosso rimane il colore più noto, la gamma  è notevole, dal verde al giallo, all’arancio… con qualche puntatina verso la rarità che non guasta.

Esiste anche la variante nera: si racconta che le nobildonne genovesi la utilizzassero per i gioielli da lutto.

 Ritorno un attimo sul monte Beigua e sui suoi granati: lì vicino scorre l’Orba dove pare si trovino pagliuzze d’oro. Non è che in questi momenti di crisi sentiamo tutti un gran desiderio di camminare per sentieri e di andare a pescare ?

Il triangolo sì

Standard

Battuta fin troppo facile.


Con l’amata spirale rope ho fatto l’ennesima collana, con dei colori secondo me bellissimi, perchè molto intensi. La circonferenza della spirale risultava modesta, per cui ho deciso di ingrandire il tutto con un pendente.  Il triangolo (visto su numerosi tutorial) è abbastanza facile da creare, anche se io non l’ho mai fatto completo, cioè doppio. Pure questo è semplice, ad un solo strato, ma una volta indossato rende bene. Non ho ancora scelto se fare un ulteriore giro di decorazione per completare i bordi, riprendendo sempre i colori di base.
Anche la fascetta è una conquista, perchè non l’avevo mai provata. Viene benissimo, rientra quindi nella categoria “dà soddisfazione” e verrà replicata a valanga.

Per chi fosse alle prime armi come me e volesse ispirarsi (!) ricordo che ho usato un filo abbastanza lungo per l’intero lavoro del pendente; sono arrivata ad inserire 12 perline amaranto nell’ultimo giro di ogni lato; sono partita su una base di 8 perline per fare la fascetta  procedendo avanti e indietro per parecchi giri (non ho tenuto il conto) comunque finchè non ho visto che si poteva formare un’asola grande a sufficienza per essere inserita sulla collana, dopodichè con calma e coraggio ho passato il filo nelle perline di base per chiudere. Non ci sono stati problemi degni di nota e il lavoro si presenta pulito e preciso.

Siccome era un primo esperimento ho usato perline di conteria, tipo delica quelle turchesi e tipo rocailles quelle amaranto.

Per la collana invece, come base della spirale, ho usato delle perline color bronzo, irregolari, ma dal foro bello largo, per avere meno problemi con il passaggio del filo.

Alla prossima. T

Tecnica Netted lineare

Standard

 Si tratta di una tecnica che dà grande soddisfazione in quanto è rapida da eseguire e di effetto.
Proprio perchè l’ho sperimentata per i  primi lavori non ho mai usato perline molto regolari  e devo dire che il risultato è stato gradevole ugualmente;  anzi adesso che ci penso, per le vacanze di Pasqua metterò in cantiere  un bracciale con materiale adeguatamente omogeneo…

 Come si nota dalle due foto si possono usare sia perline tipo “delica” a tubicino, sia tipo “rocailles”, più tondeggianti:  l’intreccio è leggermente diverso e più o meno compatto.

Questa è la mia spiegazione rielaborata da vari tutorial:

13 rocailles o delica 11/0 del colore principale sull’ago + una quattordicesima di un  colore a scelta + una quindicesima di finale ( ne consiglio una trasparente in quanto il filo, rientrando nella sottostante, rimane all’esterno). 

I GIRO
Si rientra con l’ago nelle 2 sottostanti la finale.
Sull’ago 3 perline del colore principale si rientra con l’ago nella 4° perlina
Sull’ago 3 perline del colore principale si rientra con l’ago nella 4° perlina
Sull’ago 3 perline del colore principale si rientra con l’ago nella 4° perlina (ultima)

A questo punto i due capi del filo escono dalla medesima perlina
Si fa scivolare il tutto verso il fondo del filo, si fa un nodo e volendo si uniscono ancora i due capi con un cappietto.

II GIRO
3  perline + 1 finale e si rientra nelle 2 sottostanti la finale (si forma una specie di codina).
Sull’ago 3 perline del colore principale, si rientra con l’ago nella perlina centrale dell’asolina di 3 perline del giro precedente.

 

Nell’ultimo passaggio prima della codina praticamente si infila l’ago nella quartultima (compresa la perlina finale).

La curiosità ti porta a