A ovest del diamante – il granato

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Anni fa ho ricevuto in regalo una piccola quantità di granati, piccoli, spesso piccolissimi, ma sempre granati. Me li portava un ragazzino che li trovava (sì, li trovava) vicino a casa sua, sul monte Beigua (chi non è ligure cerchi sull’atlante).
Si tratta di  una pietra che mi è sempre piaciuta; un po’ perché associata ai gioielli di un volta, un po’ perché ha una storia che si perde nella notte dei secoli. Compare già nell’età del bronzo proprio come gemma, per essere poi utilizzata da Egiziani, Greci e Romani, e giù giù nel tempo fino a noi.

In tutte  queste migliaia di anni non ha perso il suo fascino, direi la sua solidità, in quanto si tratta di una pietra robusta e quindi portabilissima tutti i giorni; piuttosto con il tempo sono aumentate le conoscenze sulla varietà di colori: infatti anche se il rosso rimane il colore più noto, la gamma  è notevole, dal verde al giallo, all’arancio… con qualche puntatina verso la rarità che non guasta.

Esiste anche la variante nera: si racconta che le nobildonne genovesi la utilizzassero per i gioielli da lutto.

 Ritorno un attimo sul monte Beigua e sui suoi granati: lì vicino scorre l’Orba dove pare si trovino pagliuzze d’oro. Non è che in questi momenti di crisi sentiamo tutti un gran desiderio di camminare per sentieri e di andare a pescare ?

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